Intervista al Direttore Cinema di Rai Trade
Cinema italiano: meno artigianato e più industria
Con la volontà di essere sempre più una società a 360 gradi, attenta al prodotto Rai e alle opere di grande spessore Rai Trade approda al mercato di Cannes
(cametti)Sesto Cifola, direttore della sezione cinema di Rai Trade, racconta del nuovo assetto della società e spiega quali saranno le strategie che intende perseguire per essere sempre più presente nel panorama internazionale. - Quale è la struttura attuale di Rai Trade? "Rai trade si divide in due settori, uno riguardante opere di fiction, l'altro di non fiction che si occupa degli archivi Rai, reti musicali e documentari. Sono stati creati dentro l'area fiction e cinema due sotto settori, perché riteniamo che anche la non fiction possa avere un grande sviluppo" - Questa struttura è stata creata in vista di un consolidamento? "Sicuramente. Queste due strutture sono il frutto di nuove linee che Rai Trade vuole perseguire nel suo futuro. Perché va anche detto che Rai Trade non deve essere solamente associata alla distribuzione del cinema italiano e delle fiction, ma è un azienda audiovisiva a 360 gradi che distribuisce qualsiasi prodotto Rai, in qualsiasi mercato. C'è quindi sia la volontà di consolidare il nostro ruolo istituzionale che quello di sviluppare e creare nuovi prodotti" - Si potrebbe pensare che questa nuova sezione di non fiction vada a discapito di quella della fiction "Io come direttore della sezione cinema sono anche responsabile dei risultati dell'area della non fiction, ovviamente non la seguo tutti i giorni poiché vi ho designato un team di specialisti, questo ovviamente per dedicarmi con tutta la dedizione possibile al cinema - Questa strategia organizzativa è il preludio al rafforzamento della linea di prodotto cinematografica in simbiosi con la produzione Rai? "Proprio al Mip abbiamo detto che ci sarà una sinergia tra le strutture produttive e acquisitive della Rai volta alla qualità del prodotto, un prodotto che sia visibile nel resto del mondo. Faccio l'esempio del tv movie "Turbo" prodotto dalla Dania, in quel caso mi muovo affinché il prodotto possa essere promosso nella maniera più giusta, cerco vendite e possibili partner. Va anche detto che in Italia si riescono a produrre 80 film l'anno, ma quello che veramente riesce ad avere spazio nei mercati internazionali sono solo una minima parte" - Se dovesse tirare le somme di quanto fatto finora, si ritiene soddisfatto? "Sono molto contento perché in questi 4 mesi siamo stati presenti in molti mercati. Poi siamo ovviamente felicissimi che "La balia" sia stato selezionato per il concorso, ed ho quindi grandi aspettative per il mercato. Il film è stupendo, una grande produzione italiana, avrà grande riscontro a Cannes, useremo tutti i mezzi a nostra disposizione affinché il film abbia il successo che merita. Un altro film nel quale siamo presenti è "Terra del fuoco" di Miguel Littin, con la presenza di un grosso autore a livello internazionale, il cileno Luis Sepulveda, grande merito va dato a Vigliar (il produttore) che ha deciso di portare questo grande film a Rai Trade" - Questa è un operazione atipica perché Vigliar è un distributore internazionale "Quando lo incontrai mentre annunciava questo film, mi sono complimentato con lui dicendogli ' finalmente fai il produttore ed io posso fare il distributore. Tu produci un'opera di grossa levatura, senza avere le problematiche della distribuzione'. A parte la battuta, credo che Massimo (Vigliar) abbia deciso di fare il produttore e di dare ad altre aziende, di cui riconosce competenza e serietà, il compito della distribuzione. Proprio per dare al film lo spazio e l'attenzione che merita, organizzeremo a Cannes una serata alla quale sarà presente l'intero cast dove inviteremo sia possibili acquirenti che giornalisti" - Quali sono i titoli del vostro listino a Cannes "A Cannes presenteremo "L'odore della notte" che non è mai stato proiettato in nessun mercato. Il nostro catalogo contiene poi il film di Marco Risi e quello dei Taviani. Presenterò inoltre un promo di un cartone animato "Monster mash" al quale ha lavorato un grosso autore italiano Guido Manuli. Il cartone è frutto di una coproduzione tra Rai e Dik Entertainment, scetà del gruppo Disney, di cui ho la distribuzione, fatta eccezione per gli Stati Uniti, in tutto il mondo". - L'acquisizione sarà mai più fatta al di là della Rai per quanto riguarda il prodotto italiano? "Ci deve essere sempre un interesse, come nel caso di "Terra del fuoco". Il mio compito, anche a Cannes è di andare a vedere quello che c'è e quando trovo un'opera valida cerco immediatamente di coinvolgere la Rai" - Dopo i tre Oscar di Benigni, come sta il cinema italiano? " Ritengo che il grande successo di questo magnifico film abbia un effetto positivo su tutto il cinema italiano. Me ne sto rendendo conto in questi giorni, alla vigilia del Festival di Cannes, quando invito le persone alle proiezioni del film: precedentemente mi rispondevano con più lentezza e ora immediatamente. E' stato sicuramente quindi un grande successo singolare ma credo che avrà un effetto sul cinema italiano in generale" - Il film di Benigni è stato venduto all'estero da società non italiane, come si spiega questo fenomeno? "Questo è dovuto all'effetto di globalizzazione che sta avvenendo nel mondo. Quando c'è un film legato ad autori conosciuti è normale che il problema del produttore sia avere un finanziamento per il film e chi gli possa dare un mercato più ampio di quello italiano. Il problema riguarda i finanziamenti e penso anche che sempre di più noi dovremo essere presenti nel momento ideativo, creativo, preproduttivo, perché se ci sono delle opere valide, è ovvio che ci sia più competizione. Bisogna intervenire in maniera globale per il film, essere pronti per non trovarsi impreparati, se no si rischia che il nostro prodotto venga gestito sempre più da società straniere" - Gli strumenti finanziari e istituzionali a disposizione del distributore sono sufficienti? "No, per questo alcuni italiani si rivolgono al mercato internazionale, perché per fare il prodotto importante che bisogna fare oggi, bisogna avere un budget considerevole" - Quali sono le caratteristiche e le prerogative che andate cercando nei film? "E' una domanda difficile, vorrei dire che devono essere delle storie molto forti. Tutto nasce da una buona sceneggiatura. Se riuscissimo a diventare sempre di più un industria e sempre di meno 'artigianato' sarebbe molto meglio. L'impegno produttivo deve convergere sui contenuti, sulle storie che devono essere coinvolgenti, emozionanti in modo che possano interessare qualsisi cittadino del mondo" - Dopo l'American Film Market e Berlino, l'Agenzia è al suo terzo debutto a Cannes, cosa ne pensa dell'operato che ha svolto fino ad oggi? "Penso che l'Agenzia stia rispettando i suoi propositi, ora siamo solo agli inizi, quello che potrà realmente fare si vedrà solo nel futuro. Trovo giusto che si rivolgano agli esperti, a chi si è occupato di mercati e di festival, perché penso che i nostri contributi siano indispensabili per gli obiettivi che si sono preposti. Dovrebbe, secondo me, rivolgere di più la sua attenzione su due punti molto importanti, il recupero di mercati dove prima il cinema italiano era forte e lo sviluppo di nuove frontiere"
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