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SPECIALE VENEZIA 2002 / concorso - venezia .59 / conferenza stampa
La passione che non conosce limiti

Una "oasis" d'amore

Per alcuni lungo ed estenuante, per altri il vincitore del Festival, "Oasis" del regista coreano Lee Chang-Dong, presentato in concorso alla 59ma edizione della Mostra di Venezia, è una delle pellicole che hanno più diviso maggiormente pubblico e critica


Film tra i più discussi, a metà tra provocazione e sincero amore per l'estetica cinematografica "Oasis" è il terzo lungometraggio scritto e diretto dal regista coreanoLee Chang-dong, dopo "Chorok Mulgoki"(Green fish) del 1996 e "Pak'a sat'ang"(Peppermint Candy). "Oasis" in concorso alla 59ma edizione della Mostra del cinema di Venezia, promette di essere tra i principali titoli di questa ondata "new wave" coreana. La storia dedicata unicamente a un improbabile amore tra Hong Jong-du, appena uscito di prigione, e Gong-Ju disabile per una paralisi cerebrale, e non completamente autosufficiente da rimanere da sola.
-Il protagonista maschile è un ribelle, una figura molto presente nella cinematografia coreana, come mai ?
"La Corea come tutta l'Asia si sta occidentalizzando, e questo è un processo assolutamente devastante per la cultura sudcoreana, tute le persone che non riescono a inserirsi in tale processo, e in tale nuova società sono appunto dei ribelli. Ci sono nella storia alcuni personaggi che animati da tale spirito di ribellione vanno contro l'equilibrio interno, scomodi e pericolosi, come è stato ad esempio Gesù. Esiste un detto coreano per il quale: il ribelle ha le ali, ossia va oltre. A loro è dedicato questo film."
-Qual è stata la reazione di associazioni e in generale del pubblico coreano a questo film ?
"Ottima direi, il film è al primo posto del box-office, solo dopo due settimane di programmazione. Ci sono state delle reazioni contrastanti, ma è solo una storia d'amore."
-Come è stata preparata l'attrice principale per il suo ruolo ?
"Dopo un primo periodo di studio personale, a fianco di persone che avevano lo stesso problema, ci siamo chiusi in noi stessi cercando di creare delle movenze del corpo proprie e che diventassero così naturali per lei."
-Molti hanno detto che il film parte troppo lentamente, circa 20 minuti non necessari alla storia, poi nasce il capolavoro…
"L'introduzione era assolutamente necessaria alla pellicola, e mi sentivo pienamente cosciente del fatto che il pubblico non avrebbe gradito questa premessa così estenuante, ma per me è in assoluto la parte più significativa e bella del film."


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