Venezia 62 - Sezione Orizzonti, Evento Speciale
"Never mind…I am alive!"
Il video-diario di un “ritorno” all’esperienza della vita, un inno di coraggio e speranza di un uomo scampato alla morte: "Kill Gil (Vol. 1)" di Gil Rossellini
(Paola Ruggieri)Il 19 Novembre 2004, reduce dai successi veneziani del film malese ''La principessa del Monte Ledang'' (''Puteri Gunung Ledang'', regia di Saw Teong Hin) da lui co-prodotto, Gil Rossellini era appena arrivato al suo albergo nella capitale svedese, per presenziare in serata alla proiezione dello stesso film orientale all’interno dello Stockholm International Film Festival, quando, improvvisamente, gli si è acutizzato il malore avvertito fin dalla mattina ed è svenuto.
Il filmmaker/produttore resterà per tre settimane in coma profondo alla Karolinska University Hospital Solna di Stoccolma, più vicino alla morte che alla vita, subendo successivamente una ventina di operazioni; dopo due mesi, viene presto trasferito in una clinica specialistica in Svizzera, lo Swiss Center for Paraplegics di Nottwill, dove ulteriori operazioni accompagnano una lunga e laboriosa rieducazione.
Il 23 luglio 2005 Gil Rossellini è finalmente uscito da questa clinica e ha potuto fare ritorno nell’amata Roma, aiutato da una sedia a rotelle che probabilmente sarà sua compagna per il resto della vita ma, soprattutto, circondato dall’affetto e dalla stima reciproca degli amici più cari di cui ha saputo prima apprezzare e poi valorizzare ulteriormente la profonda umanità.
Lucidamente deciso a testimoniare l’accaduto, Gil Rossellini ha affidato alla memoria visiva delle videocamere il compito di raccontare, e trasmettere, un autentico miracolo. E’ nato così il video-diario di un “ritorno” all’esperienza della vita, un inno di coraggio e speranza che non si esalta tramite la celebrazione personale ma tramite ciò che, semplicemente, vuole affermare: che la vita, cioè, va meritata, perseguita, tenacemente e ossessivamente cercata.
Animato da un’impressionante forza di volontà e da una spietata autoironia e sostenuto, fra gli altri, dal prezioso contributo della sorella Isabella (qui in veste di “interprete” e di operatore di molte riprese) e dallo stesso Swiss Center for Paraplegics che lo ha visto ospite forzato, Gil Rossellini non ha mai abbandonato la videocamera, riuscendo così a documentare, in quello che ora è diventato Kill Gil (Vol. I), l’intera vicenda personale con distacco doloroso e con severa obiettività.
Il film documentario verrà presentato in anteprima mondiale alla 62esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (Sezione Orizzonti, Evento Speciale).
Dichiarazioni dell’autore:
“Il mio nome è Rossellini, Gil Rossellini, e questa è la storia di ciò che mi è successo tra l’autunno del 2004 e l’estate del 2005. Sono quasi morto, e poi la mia vita è stata risparmiata. Nel frattempo, tuttavia, è avvenuta una trasformazione: un mio nuovo ‘io’ ha visto la luce dell’alba. Per questo ho un debito di gratitudine verso moltissimi parenti, amici e persone che non avevo mai incontrato prima.”
“All’aeroporto di Milano ho cominciato ad avvertire un malessere: la mia gamba destra mi stava dando problemi, così ho chiesto di essere ricevuto a Stoccolma con una sedia a rotelle. Arrivato all’albergo (era ora di pranzo), mi sono sentito sempre peggio e sono stato aiutato per salire in camera. L’unica cosa che poi ricordo è il risveglio in un letto d’ospedale, nel reparto rianimazione,… tre settimane dopo.”
“Ora sono in uno stato di coma profondo. Nonostante ciò, i miei occhi sono aperti e le infermiere devono costantemente idratarli con collirio. Che delusione: non ci sono angeli, non ci sono tunnel, non ci sono luci scintillanti…Le mie unghie però non mentono su quanto vicino sia andato a superare la linea che separa la vita dalla morte. Tre settimane e finalmente mi sono risvegliato. Non ricordo nulla, per quanto mi riguarda è ancora il 19 novembre e devo correre alla proiezione cinematografica. Poi mi guardo.”
“…Finalmente il primo sintomo di un cambiamento. Adesso posso essere lavato in una doccia, e non più nel mio letto. E’ una conquista enorme.”
”Durante alcune operazioni alle gambe, rimango parzialmente sveglio anche se pesantemente anestetizzato. Immagino di essere un salmone affumicato: un cuoco sta scolpendo il mio corpo in fettine sottili.”
“Una sera i fisioterapisti della clinica hanno portato i pazienti di tutto il nostro gruppo a cena in un ristorante di Lucerna. E’ stato magico, per la prima volta dopo molti mesi ho potuto fare qualcosa di normale, come ordinare cibo, mangiare e bere del buon vino, scherzare con le altre persone in un ambiente non prettamente ospedaliero… il mondo reale.”
“Così, dopo sette mesi di vita in ospedale, è tempo di partire… Sono eccitato ma anche un po’ impaurito. Cosa mi aspetta dall’altra parte? Penso spesso al film ''Oltre il giardino'' con Peter Sellers. Andrò a Roma in macchina, con la station wagon di Jens e Mona. Ho un mucchio di cose da portare con me. Divideremo il viaggio in due tappe: ci fermeremo una notte a Bologna, per del buon cibo e un sano riposo.”
“Finalmente ritorno a Roma, una città che amo… la mia città. Ritorno dopo sette lunghi e freddi mesi in Svezia e in Svizzera. In Svezia mi hanno salvato la vita; in Svizzera me ne hanno ‘fabbricata’ una nuova.”
(Gil Rossellini, Roma, 23 luglio 2005)
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