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GRAN TORINO (Il lupo perde il sigaro ma il fumo è ancora al suo posto)

Una storia simile a quella del premiatissimo ed esagerato “Million Dollar Baby”: un’amicizia improbabile fra due emarginati radicalmente diversi


Una storia simile a quella del premiatissimo ed esagerato “Million Dollar Baby”: un’amicizia improbabile fra due emarginati radicalmente diversi, stavolta (in Gran Torino) per carattere, età, cultura e posizione sociale, ma avvicinati da un’affinità rivelatasi attraverso un confronto con l’altro e con se stessi. Una storia simile, è vero, ma che si dispiega all’interno di una cornice più evoluta, per alcuni versi, e cioè votata a una maggiore esplorazione psicologica, una minore preoccupazione formale che esalta il sapore di “verità” e dunque di modernità, allontanandosi decisamente da un andamento favolistico. Il personaggio interpretato da Clint, in particolare, è ritratto in modo magistrale, mentre altri caratteri minori sono più sfocati, anonimi, goffi, e per giunta doppiati male. Pur ponendosi nel solco rassicurante e professionale del paradigma holliwoodiano, questo film si fa amare per la rinuncia al politicamente corretto, per la “sporcizia” urbana e ricercata delle scenografie, per l’andamento contenuto e coerente, per l’ironia non dolciastra, alla maniera del cinema di una volta. Peccato per alcune pecche appunto formali: i personaggi dell’etnia Hmong, senza voler attribuire tutta la colpa alla non professionalità di alcuni attori, a volte sembrano inerti maschere di carnevale, e anche altri passaggi sono sorprendentemente “trascurati” rispetto alla potenza drammatica della vicenda. Per finire, e senza anticipare nulla del finale: se andate a vederlo, ditemi se nella scena maestra non avete anche voi pensato e invocato un’altra scena, di un altro film, quando il bravo Clint indossava il poncho, e sotto sotto… Ma forse il riferimento è voluto per ingannare lo spettatore, per rafforzare la sorpresa, per dimostrare che il fumo fa davvero male, che non è un paese per vecchi, per definire le distanze non solo temporali dal cinema “leonino”, interpretato da Clint con lo stesso viso, forse meno espressivo di oggi.


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